Uniti per davvero

L’altro giorno, mentre passeggiavo verso casa, mi si para di fronte un cartellone pubblicitario, una di quelle opere che contribuiscono ad arricchire la flora urbana.
Recava scritto “L’unione fa la rete”.
Mi sono fermato, titubante, per poi riavviarmi subito. Arrivato a casa, tuttavia, il pensiero era maturo. Voglio condividere oggi, con voi, la mia riflessione riguardo questa storpiatura, che maschera un’eco inconsapevole. Sembra essere una buona occasione per parlare di come e quanto l’evoluzione sociale dell’uomo sia legata allo sviluppo tecnologico ed ai suoi miracoli. 

Ne gioisce e ne perisce. 

Il tentativo di queste pagine è quello di esporre brevemente cos’è la tecnica (o tecnologia) e quale rapporto questa intrattiene con l’aspetto sociale dell’uomo, con quella che chiamiamo società.
Ne abbiamo parlato anche durante la mia prima apparizione sull’isola, a RadioSolipsia, nella puntata de “Il Covo di Charrington” dal titolo “L’arrivo di Shizaru”.
Ora, però, concentriamoci su quello che stavamo dicendo: che cos’è la tecnica?

La tecnica è la capacità dell’uomo di procurarsi e/o fabbricarsi dei mezzi, al fine di raggiungere degli scopi.

Un esempio di tecnica è il nostro smartphone in tasca, una penna così come un treno, un aereo (ed il nostro relativo utilizzo). La tecnica ed i suoi prodotti, d’altronde, trovano posto all’interno della storia da quando l’umanità ne trova.
Lo sviluppo tecnologico, dagli albori dell’umanità ad oggi, ha avuto un incremento graduale, all’inizio quasi impercettibile, poiché non organizzato, divenuto più evidente con l’avvento delle grandi scoperte dell’uomo. La Rivoluzione Scientifica mostra infatti, per la prima volta, una nuova concezione di fare scienza: la Natura diviene lecitamente manipolabile in modo sistematico e la dialettica del dominio di quest’ultima, da cui l’uomo, precedentemente, desiderò scagionarsi, diviene nuova prassi, che lo sfrutta come materiale. E’ l’avvento dell’Era della Tecnica.

Colbert raffigurato mentre presenta i membri della Royal Academy Of Science a Luigi XIV – 1667

Il desiderio di libertà dalle dinamiche naturali, aventi tempi, spazi e spontaneità da rispettare, condusse in quegli anni alla scelta di sottomettersi alla nuova logica del dominio, capillarmente presente in tutti gli scenari di produzione, divenendo l’unica alternativa di relazione fra soggetto ed oggetto. Possiamo citare l’invenzione della fotografia, la recente nascita degli stati nazionali, l’industria (culturale) del cinema, l’economia ed il suo mercato, dunque la globalizzazione e l’organizzazione del lavoro (dello spazio e del tempo) sino a giungere alla fine del XX secolo, in cui troviamo una festosa e rituale ideologia del progresso, ben radicata, da una parte, sull’asse della scienza al servizio di tutti e, dall’altra, sulla condizione tramite cui prendiamo realmente possesso dei beni: la logica del denaro.

Quali sono, quindi, i rapporti tra tecnica e società? 

Incominciamo dicendo che la nostra è una società informatica. Nel corso della storia, ad un certo punto, si è scelta, a discapito di altre, la strada della specializzazione nella tecnica informatica. Questa rivoluzione informatica e’ stata il risultato dell’interazione di tre aree fondamentali dell’elettronica: computer, microelettronica e telecomunicazioni. Negli anni ’50 vengono prodotti i primi computer in vista del commercio; negli anni ’70 l’invenzione del microprocessore portò alla miniaturizzazione dei computer ed all’aumento delle loro capacità di calcolo. Queste innovazioni trovano infine un coronamento nello sviluppo della telematica: sin dalla fine degli anni ’60, infatti, crescevano le tipologie di trasmissione di dati da un punto ad un altro della superficie terrestre (ne è un esempio l’utilizzo del satellite o di molteplici frequenze elettromagnetiche).

L’Intel C4004, il primo microprocessore della storia – 1971

 

La combinazione di queste novità nel panorama delle telecomunicazioni ha portato ad un uso nuovo del computer, un modo interattivo di condivisione della sua potenza tramite reti elettroniche:
e’ la nascita di Internet.

Non e’ dunque sbagliato parlare della nostra come una Società Reticolare, come alcuni teorici fanno: viviamo all’interno di una continua interrelazione delle componenti sociali, economiche e politico-culturali. Da questo punto di vista, quindi, il cartellone pubblicitario, a sua insaputa, non ha commesso fallo. La situazione, tuttavia, è differente se si guarda più da vicino l’individuo che compone questa società e la sua relazione con il mondo che lo circonda.
Essendo membro di una società informatica, tanto nella sua vita privata quanto in quella pubblica, dominerà in lui una visione scientifica della realtà: egli sa, poiché abituato, che la realtà che vive è qualcosa di misurabile e conduce quotidianamente la sua esistenza secondo quelle specifiche misure; dalla velocità del corso di un torrente al calore dell’uovo mentre covato, fino alla rigorosa trasformazione del tempo dell’uomo in denaro.
Siamo abituati all’idea che la realtà intorno a noi può essere ricondotta a numero. (Qualche volta ad altro denaro, altre volte solamente a numero).

Il codice binario, “DNA” di ogni apparato informatico.

Alcune tradizioni filosofiche hanno influenzato questo processo, proponendo una radicale mentalizzazione della realtà, che nei secoli ha dato un’altra accezione a quella distinzione tra mente e corpo, tra il mondo dell’anima ed il mondo materiale, nativa dell’ormai lontana Grecia. Il nuovo volto che ci è posto di fronte oggi riassume l’esperienza materiale dell’individuo volta al dovere di produzione, al totale pudore sessuale e morale ed infine all’accettazione della sua condizione di inazione verso il mondo: egli non può modificarlo, sono altre le forze che lo muovono silenziosamente. Il bilancio mostra una totale svalutazione della dimensione corporea e della sensibilità e, per compensare, viene indotto un utilizzo ipertrofico della mente, abbinato ad una cerimoniale esaltazione dell’animo umano che, ormai temprato dalle sofferenze vissute (oppure viste, direttamente o indirettamente, tramite il cinema o la tv) sopporta le ingiustizie e se ne fa carico in privato, nel suo animo, perché in pubblico non può essere triste: la produzione deve procedere. Sorridi.

Con la rivoluzione informatica, in particolare quella nel campo della telematica, la sensibilità viene dislocata e la sua caratteristica principale, la prossimità, viene negata.

L’essere fisicamente vicino alla cosa che percepisco, da costituire una caratteristica fondante dell’azione del percepire, diviene un ostacolo da superare. Ed è proprio tramite questa negazione che possiamo vivere così tante esperienze, più di quelle che normalmente potremmo.
Penso al mio giradischi grazie al quale riesco ad ascoltare la Filarmonica di Berlino senza muovermi dalla mia poltrona: la tecnica conferisce all’uomo la possibilità di vivere esperienze in situazioni in cui normalmente quelle esperienze non potrebbero essere godute. In questo caso, per esempio, avrei dovuto viaggiare fisicamente fino a Berlino, acquistare un biglietto, sedermi nel teatro ed ascoltare la Filarmonica suonare. Si deve ammettere che, nel primo caso, quello in cui l’ascolto avviene a casa seduti in poltrona, il risparmio in tempo e risorse è notevole. 

La Filarmonica di Berlino

Qui entrano in gioco le masse: una presenza sempre più importante nel mondo attuale, che cerca questo risparmio e desidera le cose spazialmente ed umanamente più vicine. Questo adattarsi alle masse da parte della realtà stessa si è verificato tramite la riproduzione tecnica del prodotto, che ha moltiplicato sempre di più la possibilità di avere il prodotto a disposizione nella propria situazione: ecco che l’unicità dell’oggetto viene svalutata e prende vita un consumismo dilagante, in accordo con le logiche del dominio, unita ad una continua richiesta di risorse naturali da parte dell’uomo. La produzione tecnica non è più quel momento in cui l’opera, con il suo mostrarsi, svela la verità all’artigiano. Nel mondo attuale, in cui è l’economia a dettare legge, il processo tecnico è diventato un meccanismo, che vede il mondo come materiale di produzione e l’uomo funzione del sistema di dominio, schiavo delle sue stesse creazioni, le quali divengono indipendenti e successivamente, sotto il nome di “beni”, lo dominano sul mercato. 

In uno scenario del genere, l’uomo non poteva che vivere l’avvento del digitale (successivo alla rivoluzione informatica) come una salvezza da un mondo atroce, a cui è possibile opporsi comodamente da casa con un click, protetti dallo stesso schermo che mostra il mondo intero al solo movimento delle dita. Un’occasione per l’uomo di porsi definitivamente come spettatore nel teatro della tecnica e dell’economia. Tuttavia, mentre l’uomo si gode le gesta delle due inanimate protagoniste, il suo disinteresse per il processo storico porta dei frutti:

Migliaia di computer, seguendo raffinati algoritmi, selezionano e dunque decidono cosa tenere delle gesta umane, cioè tutto quanto.

Tutte queste informazioni (non processate da un uomo, ma da una macchina) defluiscono in grandi depositi digitali, dove vengono archiviate ed utilizzate come dati statistici con scopi differenti (quello economico, ovviamente, compare anche qui). Questo incessante processo di accumulo dati, in combinazione con l’evolversi degli studi, ha portato i suoi risultati e la quantità di dati da esaminare è diventata sempre maggiore. Durante le nostre giornate siamo sottoposti ad una enorme quantità di provocazioni dal mondo esterno, sotto diverse forme: la maggior parte di esse ci pervengono attraverso uno speculativo utilizzo politico ed economico della fotografia.
L’individuo, nauseato, si affida ai computer, che per lui accumulano tutti i dati che lo riguardano. Questa delega dell’uomo a favore della tecnologia ha alcuni vantaggi: per esempio, l’uomo può finalmente evitare cosa e come scegliere, abbandonandosi all’idea di una tecnologia che sceglie cosa è importante per lui.
Viaggiando un po’ con la fantasia, non è difficile pensare a Matrix, ad una tecnologia che giunge a dominarlo. Oppure, ad esempio, ad una tecnologia capace di rendere accessibile il futuro: non parliamo della visione magica attraverso la sfera di cristallo, piuttosto di un futuro già scritto, in cui tutto è organizzato e quantificato. Persino il tempo, lo spazio e l’esistenza.
Alcuni centri di polizia americani ed europei, fantascienza a parte, ci stanno già lavorando.
Con la combinazione dei Big data sui crimini passati si ottengono degli hotspot sulla mappa delle città, che variano secondo degli algoritmi: la previsione del luogo e dell’ora del crimine, prima ancora che esso stesso avvenga, non può che ricordarci Minority Report, l’opera di Philip K. Dick.

Il sistema di Big Data Policing è già in vigore in alcuni centri urbani americani.

E’ curioso notare come la fantascienza e lo sviluppo tecnologico siano intrecciati insieme e così si evolvono, insieme, esattamente come l’uomo e la tecnica: questa antica capacità umana, che ora sembra avere tutt’altro aspetto. 

“L’unione fa la forza” significa che, agendo insieme, si avrà più potenza.
Al contrario, la versione del cartellone pubblicitario L’unione fa la rete” non comprende l’agire nel suo messaggio. Il suo insegnamento ci lascia intendere che il legame tra uomini non è più quel senso di appartenenza ad un luogo comune, non più quella somiglianza che, silenziosa, ci unisce sotto un’unica specie e che ha dato vita ai più grandiosi capovolgimenti storici. 

Ci spiega che è importante essere vicini, bensì stando distanti. Ci insegna che bisogna unirsi per commemorare il passato, ma non fare niente per cambiare il presente.

E’ necessario collegarsi ed essere tutti partecipi. Tutta questa mobilitazione perde di senso nel momento in cui mi mobilito mentre sono seduto sulla mia poltrona.
La situazione può cambiare, ma sta ad ognuno di noi ascoltare le parole di Ben, lo zio di Spiderman.

“Da un grande potere, derivano grandi responsabilità”

Credo avesse ragione e, pover’uomo, nessuno oltre a suo nipote sembra curarsi del suo utile consiglio.

Shizaru
(ph: LaCirasa)

 

Bibliografia di riferimento (in ordine temporale):

  • F. Capra La Rete della Vita” – 1996
  • M. Castells – The Rise of the Network Society” – 1996
  • T. Adorno, M. Horkheimer – Dialektik der Aufklärung” (La Dialettica dell’Illuminismo) – 1947
  • M. Heiddeger – Die Frage nach der Technik” (La Questione della Tecnica) – 1954
  • K. Marx – Das Kapital” (Il Capitale) – 1867
  • Platone – La Repubblica” – IV sec. a.c.

 

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