Terra di nessuno

Terra in bocca.

Respiro a stento.

Tento invano di muovere un passo avanti.
Passo di ghiaccio.

Gela il sangue ogni volta che mi volto a guardare.

Non voltarti, vai avanti.
Avanti.
Terra, aspra, dura,
non ci ha lasciato niente e ci ha dato tutto.

Madre depressa di profughi
dispersi in ogni petalo della Rosa.

Siamo come semi nel vento,
nelle scure notti silenziose.

Terra di sangue, dolore e silenzio.
Un silenzio assordante.
Un silenzio straziante.

Eco di mille vite passate,
eco di mille notti affogate nelle lacrime
di chi non ha niente.

Quel niente pieno di vita, di amore per il mondo,
lo sguardo di chi ami ti scava a fondo.

Affondo.

Ripenso alla mia vita, alle scelte passate,
a Quelle sbagliate.

Inutili vaneggiamenti mi distraggono da me stesso,
dai miei veri bisogni.

Tutto ciò che è stato non sarà più.

Occhi lucidi, spalle al muro, valigia in mano.
Ancora.

Come un’ancora, il pesante bagaglio
non vuole lasciarmi andare, di nuovo.

Mi muovo.

Saluto, mi volto, sorrido.

Patibolo.

Chi non conosce quella terra non può capire.
Chi non conosce quella guerra, non sa patire.

Siamo soli, ululanti figli della notte.
Siamo Soli, abbagliati dagli affetti che ci legano
a quell’abisso da cui siamo nati.

Nessuno sa.
Nessuno c’era.
Nessuno tornerà.

Resterà solo l’eco
della voce di un vecchio
che guardava la strada,
aspettando suo figlio.

Aemeth

(artwork by Claustrofilia)

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