Scirocco

Nei quartieri dove
il vento spazza sempre via le nuvole.
Quando i raggi del sole danzano tra gli ulivi.

Le finestre del paese sono occhi
che guardano strade ricche di un tacito errare.
Le case son colme di nostalgia,
abbandonate dai propri figli cresciuti per la via.
Son scappati via
i ragazzi del Sud,
per non restare a morire,
lentamente,
in una ragnatela di noia.
Nella terra di antichi briganti,
il tempo smette di scorrere.
Ore ripetute,
monotonia che si posa,
come un velo sulla solitudine.

Una donna canta poesie nella sua lingua,
storica,
dialettale.
Lingua tramandata,
lascito che segna le proprie radici.
La terra rossastra,
forte,
ma anche negletta,
non è più accarezzata da mani brune
di contadini sfocati nella memoria.
Il mare raccoglie le lacrime
dei viaggiatori lontani dalla propria infanzia.
Ad ogni partenza si lascia metà cuore,
come seme per un futuro migliore.
La speranza arde ancora
e nell’aria si diffonde una dolcezza amara.

Divisi
in questa Italia duale.
Separati da una gola,
così profonda da non lasciarsi superare.

 

Ritaglio: McMay

Ph: T.Supertramp

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