Un’adolescenza in provincia: Guccini e Turbe Giovanili

È estate. Anzi, per la precisione, l’estate è quasi finita: bambini e ragazzi tornano sui banchi, le ferie sono agli sgoccioli un po’ per tutti ed anche gli universitari, fuori sede, si apprestano a tornare nelle grandi città.
Fuori dalla mia finestra, tuttavia, regna il nulla, come sempre. Qualche macchina, di tanto in tanto, attraversa solitaria il corso del paese. Una vecchietta compra il pane del giorno nell’unico forno presente. Nulla di più. E’ questa, d’altronde, la vita di chi vive in un piccolo paese lontano dalla città: è la vita di provincia.

«Piccola città, bastardo posto», «mia nemica strana» cantava Guccini nel 1972 con la canzone Piccola città dell’album Radici. Cantava quei versi riferendosi a Modena, dove trascorse l’adolescenza. In pochi semplici versi Guccini riesce a trasmettere la sensazione che solamente chi ha vissuto (o vive) in provincia può capire fino in fondo, quel senso di impotenza di fronte all’impossibilità di realizzare quello che ognuno di noi desidera per la propria vita, quella condizione di insoddisfazione che rende “bastardo”  il luogo che ti ha cresciuto.

DolceVita- Guccini Live

Nelle prime fasi della crescita, abitare in un piccolo paese è potenzialmente fantastico: spesso, infatti, viene lasciata maggiore libertà a bambini ed adolescenti, essendo la vita di provincia più tranquilla ed essendoci di conseguenza meno pericoli rispetto alla città. Chi è cresciuto in tali contesti ricorderà probabilmente i nascondini per le vie del centro, i giri in bici, il punto di ritrovo in uno dei tanti parchetti presenti, i primi baci, le prime sigarette fumate di nascosto, lontano dagli occhi dei genitori. In provincia, infatti, sin dall’infanzia si riesce a sperimentare una propria indipendenza e, di pari passo, si viene a contatto da subito con le responsabilità.
In seguito si instaurano i primi legami con amici che, nella maggior parte dei casi, ti accompagneranno per tutta l’infanzia e l’adolescenza: amici fraterni, che condividono lo stesso ambiente, costretti alla stessa maniera a passare del tempo lì, nelle piccole città, non avendo ancora un’auto o altri mezzi di trasporto. Vivere in provincia, di fatti, è come stare sempre in famiglia: quando esci di casa incontri persone che già conosci, ti senti al sicuro e consapevole di quello che sei, sia per te stesso e soprattutto per gli altri.

Questa routine, tanto meravigliosa quanto maledetta, dura fino all’adolescenza. E’ in questa fase, infatti, che la vita di provincia inizia a starti stretta, inizia a soffocarti, a sommergerti. Questo momento della vita è fondamentale per i cambiamenti e le prime esperienze che formano progressivamente la personalità e l’adulto che sarai in futuro. È un’età piena di aspettative e desideri, ma anche il momento in cui si diventa consapevoli che le possibilità di realizzare quelle aspettative e quei sogni si rivelano essere praticamente nulle, soprattutto per chi vive in provincia.
Il divario tra ciò che desideri e la realtà ti annienta progressivamente, quando guardi con occhi lucidi e più cinici il mondo ed abbandoni il velo di maya. La piccola città appare veramente “bastarda”, senza vie d’uscita, diventando il limite estremo dei sogni. Ogni ragazzo, appena entrato nella realtà, si sente già in trappola.

Come cantava Guccini nella stessa canzone:

Sciocca adolescenza, falsa e stupida innocenza,
continenza, vuoto mito americano di terza mano,
pubertà infelice, spesso urlata a mezza voce,
a toni acuti, casti affetti denigrati, cercati invano;
se penso a un giorno o a un momento ritrovo soltanto malinconia
e tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via.

La stessa condizione di disperazione malinconica e turbamento emotivo descritta da Guccini si può percepire ascoltando la canzone Se non dai il meglio dell’album Turbe Giovanili (2002), il primo album da solista di Fabri Fibra. In particolare, lo stato d’animo caratteristico della giovinezza emerge da questi versi:

Ma noi, dimmi di noi, che ci cambierà in questi anni?
Ci cambieranno questi anni
A volte è l’abitudine
dei sorrisi, di baci in visi diversi immersi in solitudine
Ogni lasciata è persa, di chi ti ricordi il nome?
Come non saremo noi a capire quando si scherza

In pochi versi, sia Guccini che Fabri Fibra, nonostante i trent’anni di distanza, riescono a descrivere quella condizione giovanile sospesa tra amori impossibili, insoddisfazione perenne e necessità di comprendere davvero chi siamo. L’adolescenza appare in questi versi come una sorta di non-tempo della vita, in bilico tra il tramonto della spensieratezza e della felicità infantile e la consapevolezza della realtà, spesso difficile, della vita adulta.

La provincia appare agli occhi di un adolescente come un mondo chiuso, incapace di offrirti opportunità, piuttosto ti insegna a creartele da solo. Ti motiva in qualche modo ad avere la forza di emergere: è proprio questo salire in superficie ad essere difficile per un ragazzo, attraversare un mare di fango, il periodo più instabile e importante della sua vita. In provincia non si sa mai cosa fare, soprattutto per i giovani che sono continuamente in cerca di esperienze nuove da provare. La noia è ciò che caratterizza maggiormente i piccoli centri dove si è immersi in una vita sempre uguale e dove i ragazzi vengono lasciati soli. Nessuno si occupa dei margini della società, di quelle realtà nascoste che esistono, ma che la maggior parte dei politici (o chi per loro) ignora. Non vengono offerte opportunità, raramente vengono organizzate iniziative, concerti, spettacoli o corsi per alimentare le diverse passioni che un ragazzino può avere.

Viene da chiedersi Dove fuggi come recita la quarta traccia di Turbe giovanili. 
Ed ecco che la droga o surrogati vari vengono percepiti come chiave di fuga dalla noia e da una vita monotona. L’abuso di sostanze stupefacenti, infatti, finisce con il sommergerti: il momentaneo senso di felicità, forza e autostima, in poco tempo si assopisce lasciando spazio alla tristezza ed alienazione. A questa sensazione di vuoto e apatia si cerca di rimediare nuovamente con altre sostanze e, come un circolo vizioso, tutto si ripete sempre uguale e progressivamente si costruisce una prigione per l’individuo.

Adesso Dove fuggi?

Il ragazzo di provincia è costretto ad allontanarsi dalla piccola città che lo ha cresciuto per cercare un mondo che gli dia maggiori opportunità di realizzare i propri sogni e, in generale, la vita che desidera. Dunque, dalla provincia si è costretti a spostarsi in città, e si viene a contatto con un mondo diverso, che scorre Di fretta:

Già dal mattino mi vedi vado di fretta
Ovunque è luce in un via vai di gente che si aspetta
Girando in macchina anche il giorno di Pasquetta
Concludo ogni incarico con puntualità perfetta
Questo è il lavoro e lo svolgo lo porto in vetta

E più il lavoro è figo più la gente ti rispetta

 


Un mondo che ci estrania e che ci fa sentire soli, non più in famiglia.

Quando si ritorna a casa, il divario tra chi è partito, allontanandosi da quel nido, e chi è rimasto, emerge prepotentemente. 
La piccola città sembra sempre più sconosciuta.

Ti basta andar via di qua per essere un’altra persona
Addirittura cambi accento e tonalità
Ma quando tornerai qua saremo cambiati
Come se poi vedessi grandi risultati

 

Si era abituati a vivere in un piccolo mondo circondato da legami duraturi e relazioni stabili: ora, invece, in una grande città i legami diventano inevitabilmente labili, momentanei, si è sostanzialmente soli e circondati da Personaggi di passaggio

Siamo qui di passaggio
Per lasciare un messaggio
Per provare a capire lo scopo di questo viaggio
Assaggio il sapore dei giorni e prendo coraggio
Ma non coincide quello che vuoi con quello che devi
Ma incide quello che devi su quello che vuoi in cifre
Attrice, la fortuna, in questo caso una possibilità
Impassibilità di un glin che abilita abilità
È solo il posto che ha ognuno di noi
Da solo non posso restare
Devo avere qualcuno di voi da qui in poi
Da qui in poi è di voi che ho bisogno
Per realizzare il mio sogno


Ci penso dopo
è il desiderio che si prova ogni qualvolta ci troviamo di fronte agli infiniti compiti che dobbiamo svolgere nella società.

Affinché questa funzioni, infatti, nessuno deve fermarsi: è necessario lavorare ed essere produttivi, continuamente e senza sosta. La noia che caratterizzava la vita di ogni ragazzino che viveva in provincia si sostituisce con il ritmo frenetico della città. 
Se ti fermi per prendere un respiro sei fuori dai giochi. 
In città si è un semplice ingranaggio di un meccanismo più grande.
In un mondo pieno di stimoli, alcuni da ignorare altri da assecondare, si è tendenti alla nevrosi o, al contrario, ad essere eccentrici ed i comportamenti, alle volte, diventano progressivamente Fuori norma. 
Il tempo lontano dalla provincia scorre veloce, gli individui sono immersi nel mondo degli adulti.
Ma che persone siamo nel mosaico urbano?

Tu stessa persona, sì, stessa persona
Ma se stai con gli altri sei un’altra persona
Tu stessa persona o altra persona
Che se stai con gli altri sei un’altra persona
Tu, ma che persona sei? Ma che persona?
Infatti camminiamo in gruppi compatti
Compatti mentre stiamo perdendo i contatti
E che inventi lo senti finché scatti
Difatti la gente non s’accorge quando sbatti
Poi chiedono il perché siamo distratti
Distratti, sì, sembriamo dei numeri estratti
Estratti astratti, ma nella persona
Io torno da un coma con la mia persona


Nel suo primo album da solista Fibra racconta le sensazioni, le emozioni e i turbamenti di un giovane che ha vissuto in provincia.
Racconta quel mondo attraverso i suoi occhi, gli occhi di qualcuno che quel mondo lo ha vissuto. Fibra è riuscito a dare forma ai suoi pensieri disordinati ed ai pensieri di ogni adolescente: in un perpetuo flusso di coscienza racconta la strada, la società, gli amori, i turbamenti, le paranoie, le amicizie e tutte quelle emozioni che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita. È impossibile non rispecchiarsi in quell’album pubblicato nel lontano febbraio del 2002. Turbe giovanili è la rappresentazione di ognuno di noi, di quello che eravamo e, di conseguenza, anche di quello che siamo adesso.

Ascoltare l’intero album adesso provoca inevitabilmente, almeno per chi ha vissuto quella realtà, un salto indietro nel tempo, accompagnandoti nelle notti in macchina, con gli amici di sempre, in giro senza nessuna meta, canticchiando:

«dalla A alla Zeta è l’uomo che prega Iddio, nonostante il demonio in noi si fa il suo duomo.
Io faccio fatica a radunar le mie forze, esercitati oggi radunano gli eserciti.»

Alla fine, ognuno di noi si ritrova sempre lì, nell’amata e odiata casa, nello stesso luogo, di notte, cercando di occupare il tempo per non annoiarsi in quella piccola città vuota. Tra le risate e i discorsi infiniti, ascoltare quelle canzoni, una dietro l’altra, ci fa sentire uniti, uguali nei nostri turbamenti e nella nostra giovinezza.

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