Scarpe rotte

Tu non avrai
la mia libertà
il mio sorriso
in cambio di un pugno di mosche

Non sarà facile per te
avermi
perché per me è scontato che tu non esista
Scarto della rabbia
Tu sei
Fetido millantatore
Che vuoi oscurare il mio occhio

Io corro libero
perché così è
Mentre tu provi a placare
Le mie gambe
Io accarezzo l’erba alta
mentre il sole accarezza me
Tu
non puoi fare altro che guardarmi
e invidiarmi
e cercare di fermarmi

Questo pensò
il ribelle abbandonato
con le scarpe rotte
sulla cima di un monte
Mentre tutt’intorno dilagava
il lento incedere delle truppe nemiche

Pensava e sparava
Sparava al vento
Perché il vento gli aveva sempre consigliato bene
E con lui non aveva mai sbagliato

Gli davano del matto
Nel suo paesino, in pianura
Senza Dio
Senza Padre
Senza Partito

Non aveva esitato a partire
Stanco dalla vita com’era
Ma pieno di essa
Come solo uno stanco può essere
Al termine di un percorso
E al suo inizio

E ora, lì
Circondato dagli avvoltoi
Rideva, beffardo del destino
Della sua stessa vita
Rideva perché felice
Nonostante le carezze della morte

Il mio orgoglio, pensò
Ora non vale niente
Ma vale tutto
Perché io muoio per voi
Ma voi vivrete per me
Anche inconsapevoli
Anche arrabbiati
Anche contro di me
Ma se riuscirete ancora a pensare
A ridere
A ballare
Ad innamorarvi
Sarà anche grazie a me
Giovane vecchio ribelle
Abbandonato sulla cima di questo monte

 

Mister O
(ph LaCirasa)

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