Il Rigurgito

Chi vive la strada, lo osserva. Chi vive perennemente a contatto con il prossimo, lo avverte. In questi bui tempi, ne risalta ormai, perfettamente, ogni sfaccettatura. Ed anche voi ne conoscete i tratti. 
Il rigurgito razzista invade le nostre città, impregna i muri di casa nostra con un fetore insopportabile.
Inesorabilmente, una bipolarizzazione è in atto: c’è chi lo condanna, perché probabilmente ci vede qualcosa di più profondo, di più oscuro; poi c’è chi, nella normalità del suo salotto appena restaurato, lo ritiene insignificante, una “goliardata”… fino a chi, ormai, ne incoraggia i conati. Ormai ognuno di noi ha vissuto, in terza o prima persona che sia, almeno un episodio tendente al razzismo, alla discriminazione, o comunque al tenere qualcuno al di sotto di se stessi:

Ero a San Severo (FG), il 31 di ottobre, e stavo aspettando il FlixBus che mi avrebbe portato nella città dove studio: mi avvicino al dipendente in giacca verde per comunicargli dei problemi col mio biglietto elettronico, e lui mi dice di stare tranquillo, non ci sarebbero stati problemi. Poco più in là, un altro autobus, questa volta regionale: un ragazzo nero scende per fumare una sigaretta e lascia cadere il biglietto appena convalidato dall’autista, che a sua volta prontamente scende per urlargli che deve raccoglierlo, che nel suo paese sicuramente non si sarebbe mai comportato così. Successivamente i due (l’omino verde e l’autista fascio) iniziano ad interloquire: io, a qualche passo di distanza, riesco solo a sentire “se fosse per me, non li farei nemmeno salire. E’ che poi ti rompono il cazzo.. non ne vale la pena”, seguito da grasse risate e sguardi di sbeffeggio al ragazzo. Il nonno dell’autista, probabilmente emigrato a Milano nel 1960, probabilmente sentì la stessa frase detta da un conducente milanese. Il terrone è un concetto relativo: si sposta sempre più a sud, in base alle paure dell’elettorato.

Fatti come questo, ormai sono all’ordine del giorno:

Routine, nella sua più oscura forma.

Episodi come questo sono, oggi, accumulati assieme alle altre notizie nei principali telegiornali e commentati dall’area filo-governativa come, appunto, “goliardate”. Da condannare sì, ma attenzione a definirli “atti di razzismo”, quale sono. Il confine, sottile, sta proprio qui. In fondo, questo governo, è il risultato del dissenso, del non-ascolto. E ora che loro sono in pieno potere delle proprie funzioni, non esitano a rispettare le aspettative (per quanto riguarda tutto quel che concerne il rispetto dei diritti) che si avevano nei loro confronti, ovvero, la totale abnegazione di ciò che rende un essere umano tale (sempre che non sia carne di razza italiana, ovviamente). Ma questo sentimento recondito, che purtroppo tutti stiamo vedendo emergere dai nostri peggiori incubi, ha una provenienza? E’ scoppiato all’improvviso, senza nessun tipo di preavviso? Oppure è qualcosa di sedimentato, maturato, nello spazio sociale italiano?

Ricordo 6 anni fa: nel paesino dove sono cresciuto, in Puglia, nel bel mezzo dell’inverno, arrivò un ragazzo nigeriano, da solo. Non aveva nulla, solo un pantalone, due t-shirt, un paio di scarpe e un cellulare. Il comune conta 8’000 abitanti. Per 6 mesi, nessuno è stato capace di trovare una sistemazione. Un letto, anche malmesso, per questo ragazzo. In questo paese ci sono 13 chiese. 10 quasi perennemente vuote.

La paura del diverso è insita nell’animo umano. Quando guardiamo e non comprendiamo, automaticamente ci sentiamo minacciati.

A meno che non ci venga mostrata la via della comprensione, continueremo a guardare al diverso come ostile, nemico. Questo è ciò che, evidentemente, orbitava nelle sinapsi dei responsabili dell’entrata in vigore, il 10 settembre 2002, della legge Bossi-Fini: questa legge è rappresentazione di un pensiero razzista, protezionistico, aberrante e soprattutto noncurante del rispetto dei diritti umani, caratteristico del lato peggiore di questo paese. Questa legge, varata ai tempi per riscuotere consensi elettorali della peggio specie, continua e continuerà a creare clandestinità, paura, ignoranza. Continuerà a negare il basico principio dell’inclusione per la povera gente che attraversa viaggi inimmaginabili per la cieca speranza in un briciolo di futuro.

E ora, in questo preciso istante, a che punto siamo?

Risate, amare risate. Possiamo dire che in questo preciso istante, in Italia, nel 2018, si stanno negando 3 richieste d’asilo su 4. Numeri reali. Di conseguenza, le protezioni umanitarie ricevono un durissimo ed irreversibile colpo, e le strutture Sprar si vedono costrette a negare l’accoglienza alle persone che qualche giorno fa ospitavano, su ordine delle varie prefetture. Un decreto che avrà, paradossalmente, l’effetto di aumentare il numero dei clandestini. Scritto e voluto fortemente proprio da chi, qualche mese fa, prometteva di eliminarli in tronco. E la logica appare incredibilmente contorta e deplorevole, poiché è ovvio che più clandestini ci saranno, più voti prenderà il Ministro degli Inferni.

Il rigurgito è evidente, si tocca con mano. Ma è anche evidente che l’Italia non è solo questo. C’è una parte del paese (più o meno la metà, nei miei più ottimistici pensieri), che resiste. Che non si allinea. Esempi sono le manifestazioni di Milano e Napoli, o i piccoli episodi di resistenza quotidiana. Come la signora di Napoli, che difendendo un ragazzo indiano da un’aggressione verbale da parte di un razzista, gli urlava contro: “Tu nun sì razzist, sì strunz! Mo pigl o’mbriell e t’o scass n’cap!”. Meravigliosi esempi di un’Italia che continua a credere a certi valori, nonostante questi vengano quotidianamente calpestati, o fermati con le manette, come nel caso di Mimmo Lucano.

Queste persone sono, innanzitutto, esseri umani. Siamo, innanzitutto, esseri umani, perché Solipsia è un’isola senza confini. Siamo anime arrabbiate, perché ne stiamo vedendo di tutti i colori, e non sappiamo da dove cominciare. Siamo disorientati, confusi. Ma sappiamo dove andare. Siamo un popolo senza bandiere, senza appartenenza, accomunati dall’unica volontà di lottare insieme affinché certi princìpi non vengano mai inabissati, affinché diventino colonne portanti del mondo in cui tutti camminiamo ogni giorno.

Mister O

(ph Brindisi)

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