Homo Oeconomicus

“BEFORE THE MONEY, THERE WAS LOVE…”

Tutto ciò che desideriamo sembra, quasi sempre, così lontano.

Quali sono i bisogni contemporanei che riusciamo a soddisfare?

Il “sud globale” rincorre bisogni primari e la gran parte di individui è costretta a combattere per la sopravvivenza contro fantasmi colonizzatori. In questi luoghi è come se il tempo si fosse fermato.

Il “nord globale”, invece, insegue bisogni fittizi stipulando accordi e contratti con le “fabbriche dei soldi.” Il benessere accumulato dalla prima rivoluzione industriale, in poi, ha un costo maggiore nascosto dietro le quinte pagato dai più poveri.

“L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.”

La maggior parte del mondo , anche se in gradi diversi, cerca di sopravvivere al burrone che ci separa tra ciò che sogniamo e i risultati effettivi. Questa realtà smaschera gli ideali rivoluzionari di “Libertè, Egalitè, Fraternitè”, svelando un’esistenza intrinseca con logiche di conquista e mercato. L’arte è stata svuotata dalla bellezza e non emoziona più, l’amore è stato corroso dal ritmo frenetico di un individualismo estremo e il dialogo nelle piazze sostituito da banali slogan.

In quali valori crediamo?

Nel 1753 nasceva uno dei padri fondatori dell’economia politica classica: Adam Smith. Egli elaborò la teoria della “Mano Invisibile”. La Mano invisibile orienta gli individui, che perseguendo il proprio interesse, finiscono per inseguire un obiettivo ulteriore: il funzionamento del sistema economico. Il mercato, così pensato, riusciva a raggiungere un equilibrio tra domanda e offerta. Le teorie, però, rivelano le loro complicanze quando si scontrano con la realtà. Infatti, il passato ha dimostrato più volte il fallimento di questo meccanismo e l’equilibrio ormai è solo un’utopia. Gli effetti delle recessioni economiche si mostrano sui volti delle masse e sulla loro dilagante povertà. Siamo legati da un debito, un debito che ci portiamo da generazione in generazione, in ogni ventre delle mamme passate e future. La ricchezza è una partita giocata da tutti, persa dai molti e vinta dai più, chi ha il denaro è salvo e chi fallisce è colpevole della sua miseria.

Si potrebbe vivere diversamente?

Con occhi nuovi proviamo ad immaginare una civiltà basata su scambi diversi, in forme diverse. Ad accompagnarci in questo viaggio nel tempo è Marcel Mauss, un antropologo, sociologo e storico nato nel 1872. Egli ci conduce in Nuova Zelanda ad osservare le civiltà Maori. Nel 1950 Mauss pubblica il suo “saggio sul dono”, riuscendo a descrivere una società tradizionale prima del baratto. Il dono era il collante sociale, ed ogni oggetto aveva un valore simbolico, oltre a quello materiale. Lo scambio era caratterizzato dallo HAU, ovvero lo spirito delle cose. Ogni manufatto possedeva un’anima propria legata al donatore, e una volta ricevuto accoglievi in te una parte di spirito dell’altro. Il dono era esteso come fatto sociale totale. Tutti erano coinvolti in processi di reciprocità, costruendo una fiducia collettiva. Le relazioni erano caratterizzate da tre azioni fondamentali: DARE, RICEVERE, RICAMBIARE.

Cosa rimane di questa tradizione? QUI, ED ORA, cosa ci lega?

Sarebbe opportuno riflettere su quale sia il mastice della nostra società, osservare dentro di noi quali sono le idee che ci caratterizzano, capire quale sentimento ci lega ad altri e soprattutto a chi.

Vi lascio con un suggerimento, un aiuto per provare ad affrontare in modo diverso una crisi generale vissuta da tutti:

“Il vocabolo crisi indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i paesi diventano casi critici. Crisi, la parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire «scelta» o «punto di svolta», ora sta a significare: «Guidatore, dacci dentro!». […] Ma «crisi» non ha necessariamente questo significato. Non comporta necessariamente una corsa precipitosa verso l’escalation del controllo. Può invece indicare l’attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all’improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si è rinchiusa e della possibilità di vivere in maniera diversa. Ed è questa la crisi, nel senso appunto di scelta, di fronte alla quale si trova oggi il mondo intero.”

 

McMay

(ph: LaCirasa)

    Fonti:

  • Joey Badass “Paper Trails”
  • OXFAM
  • Ivan Illich “La disoccupazione utile e i suoi nemici professionali“
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